MELODRAMMA
DI
PIETRO MARTINI
POSTO IN MUSICA
DA RAPPRESENTARSI
lieti1 cR. ^eat^ó alice $c&Ióù
rER GASPARE TRUFFI
MDCCC\MV
|) r o c in t o
Sono ottenebrate da favolosi racconti o taciute dagli sto-
rici le ragioni per le quali Carlo re de'Franchi ripudiò Ermen-
garda figlia di Desiderio e sorella di Adelchi ^ gli ultimi dei re
Longobardi io Italia. Profittando di siffatta incertezza Lo imma-
ginato che uri duce longobardo (Farvaldo) preso d'amore per Er -
mengarda, e dispreizato, cerchi ogni via di vendicarsi: git-
tati appena i primi semi di guerra fra Desiderio e Carlo, si
trasferisce in Francia siccome segreto messaggero ad Ermen-
garda già sposa di Carlo; il quale fatto consapevole de' fur-
tivi colloquii fra la moglie sua e il duce Longobardo, ferisce
il supposto rivale, che, di animo perfidissimo, con atroce ca-
lunnia accusa d' infedeltà Ermengarda.
Il re de'Franchi, geloso del proprio onore, pensando aver
morto Farvaldo, chiude nelP animo la creduta offesa, e ripu-
dia in silenzio la moglie, mentre Farvaldo, non altrimenti
estinto , fa ritorno in Italia. Sopra questo fatto ha fonda-
mento P azione che comincia nel tempo della resa di Pavia
alle armi di Carlo. Taccio della calata de' Franchi dall' Alpi ,
e dell' altre circostanze che accompagnarono P assedio di Pa-
via, dappoiché sono abbastanza note. Solo mi giova accen-
nare aver io posto ogni studio affinchè le cose immaginate
non arrechino detrimento alla verità storica, al carattere dei
tempi, e del celebri personaggi posti in iscena. Se Cario si
mostra debole e precipitoso ne' suoi amori , m' avviso eh' ei
non vada scevro di questa menda nemmeno nelle severe pa-
gine della storia, ove il vero solleva senza tema la fronte sulle
ceneri dei potenti. Del resto egli addimostra quella grandez-
za d' animo che gli meritò soprannome eternamente glorioso.
— - In Desiderio tentai di pingere il re inavveduto, ma ge-
neroso e prode. Nel personaggio d'Ermengarda chi potea
discostarsi da quella divina impronta che le diede il Man-
zoni nel suo Adelchi?... Io vorrei averne saputo ritrarre
qualche traccili soltanto ed avrei certezza che la rappresen-
tazione di questo melodramma non riuscirebbe spiacevole.
Qualunque sia l'esito delle mie fatiche, sarò almeno posto
nel novero di quelli che non fanno del melodramma italiano
una servile, e miserabile smozzicatura di componimenti stra-
nieri : nò mi distoglierò mai dall' impreso cammino se l'inge-
gno e la fortuna mi concederanno di proseguirlo.
LT Autore.
PERSONAGGI ATTORI
CARLO , re de' Franchi sig. Guasco Carlo
DESIDERIO, re de' Longobardi sig. Marini Ignazio
ERMENGARDA, sua figlia sig.a Gruitz Carlotta
FAR VALDO, duce Longobardo sig. Fallardi Cesare
ILDEGARDE, principessa Sveva sig.aRuGGERi Teresa
AMRI ) Desiderio sig. Rottagli Luigi
> scudieri di
TEUDI ) Farvaldo sig. Marconi Napoleone
Duci , Scudieri ^ Guardie, Soldati Longobardi
Donzelle attinenti ad Errnengarda , Conti 2 Uffiziali
Soldati Franchi
Cavalieri e donzelle del seguito d'Ildegarda.
La scena è in Pavia.
Il virgolato si ommette.
Le scene d'architettura sono inventate e dipinte dai signori
Merlo Alessandro e Fontana Giovanni; quelle di paesaggio ,
dal sig. Boccaccio Giuseppe.
Maestro al Cembalo : Sig. Pani zza Giacomo.
Altro Maestro in sostituzione al Sig. Panizza : Sig. Bajetti Giovanni.
Primo Violino, Capo e Direttore d'orchestra : Sig. Cavallini Eugenio.
Altro primo Violino in sostituzione al Sig. Cavallini
Signor Ferrara Bernardo.
Capi dei secondi Violini a vicenda
Signori Buccinelli Giacomo — Rossi Giuseppe.
Primo Violino per i Baili : Signor Montanari Gaetano.
Altro primo Violino in sostituzione al sig. Montanari: sig. Somaschi Rinaldo
Primo Violoncello al Cembalo : Sig. Merighi Vincenzo.
Altro primo Violoncello in sostituzione al sig. Merighi
Sig. Tonazzi Pietro.
Primo Contrabbasso al Cembalo : Sig. Luigi Rossi.
Prime Viole : Signor Tassistro Pietro e Maino Carlo.
Primi Clarinetti
Per P Opera Sig. Cavallini Ernesto - pel Ballo Sig. Piana Giuseppe.
Primi Oboe a perfetta vicenda: Signori Yvon Carlo — Daelli Giovanni.
Primi Flauti
Per V Opera: Sig. Roboni Giuseppe. pel Ballo : Sig. Marcora Filippo.
Primo Fagòtto : Sig. Cantù Antonio.
Primi Corni da caccia
Sig. Martini Evergete. Sig. Languiller Marco.
Prima Tromba : Sig. Araldi Giuseppe
Arpa : Sig.a Rigamonti Virginia.
Istruttore dei Cori Direttore dei Cori
Sig. Cattaneo Antonio. Sig. Granalelli Giulio.
Editore della Musica
sig. Giovanni Ricordi.
Suggeritore : Sig. Giuseppe Grolli.
Vestiarista Proprietario : Sig. Pietro Rovaglia e Comp.
Direttore della Sartoria : Sig. Colombo Giacomo, socio nella ditta.
Guardarobiere Sig. Antonio Felisi, socio nella ditta.
Capi Sarti:
da uomo, Sig. Albini Rinaldo. — da donna, Sig. Paolo Veronesi.
Berrettonaro : Signor Zamperoni Luigi.
Fiorista e Piumista : Signora Giuseppa Robba.
Attrezzista Proprietario: sig. Croce Gaetano
Inventore e direttore del Macchinismo sig. Ronchi Giuseppe.
Macchinisti Signori Pirola Giuseppe — Volpi Giovanni.
Parrucchiere : Signor Venegoni Eugenio.
Capi illuminatori Sig. Pozzi Giuseppe - Sanchioli Antonio.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Sala nel palazzo regio in Pavia.
Desiderio sul trono, Duci e Guerrieri Longobardi raccolti
a consiglio , Guardie.
I. Ceder si dè?
II. Resistere
Fin che v'ha un core, un brando!
I. Stride per fame il popolo,
Va per le vie mancando.
H. D' armi , e di trombe il sonito
Quel grido asconderà :
I. Ma disperata, indomita
La turba insorgerà.
II. Qual può virtù sommettere
Le longobarde spade ?
I. Campion di Dio proclamasi
Quei che r Italia invade ...
Come atterrar queir aquila
Che al ciel disciolse il voi?
II. Parte dal cielo il fulmine
Che la sospinge al SUOl.(Ztes. $ialzadaltrono3
Des. Questi d'un rege all' anima gli altri lo dr.)
Suonan gagliardi accenti:
Saran la voce unanime
Delle lombarde genti.
Tregua non mai col perfido
Che a mio rossor qui venne ,
Che delle donne italiche
La più leggiadra ottenne*
E d'un crudel ripudio,
Coli' ignominia in fronte,
Quel fior sì bello e candido
Render poteva a me !
Coro Vile chi osò respingere
L'angiol del bel paese;
Di Dio, de' cor' più nobili
8 ATTO
La prediletta offese;
Sul capo suo ricadano
Di lei gli affanni e Tonte:,
Ij empio non sparga il sangue
Sia vinto, e schiavo a te.
Sacra promessa vittima
Al tuo furore egli è.
Des Ben farò col brando invitto
Che fra noi non sia barriera ;
Cercherò fra schiera e schiera
Del mio sangue il traditor.
Già percosso ,< già trafitto
Egli cade appiè del forte ;
Ah ! non basta la sua morte
Allo sdegno del mio cor.
Coro Assicura la vendetta
E l'affretta - il tuo valor.
SCENA li.
Farvaldo , Teudi e detti.
Far. Tardo al consesso de' maggior' suoi duci ?
Ma non tardo all' oprar , me vegga il rege.
Della città proterva , irrequieta
Tutte corsi le vie 5
Ogni fronte segnai che più superba
Fra la plebe si estolle,
E cui per sempre al nulla eterno , immoto
Debbe un ferro adeguar.
Des. Oh ! la codarda
Gente a Sperdcr VOliam. {mentre si accingono a
partire entra Ermengarda vestita a bruno , segnata da alcune
donne ugualmente abbigliate)
SCENA III.
Ermengarda e delti.
Erm. Ferma ...
Des. Far. Coro Ermengarda !
Des. A che lasciasti della tua sventura
Il mesto asil ?
Erm. Padre , una grazia estrema
Ad implorar qui venni.
PRIMO 9
Des. Oh tutto, tutto,
Mia diletta infelice , è a te concesso.
Erm. Io vo' veder colui...
Des. Carlo !
Far. (Che ascolto! )
Des. Oh ! che di'5 tu ? non senti
L' ira , Io strazio del nefando scorno ?
Erm. Sento che ognor con Palma a lui ritorno.
Far. Misera ! e a te non giunse
1/ infausto grido ?
Erm. Qual ?
Far. Dell'amor suo
Con la Sveva Ildegarde. E di sue nozze
Favella, e inorridisce il mondo intero.
Erm. Altre nozze 1 altro amor ! Ah non è vero !
No, non è vero... per sempre è mio!
La terra il vuole , il vuole Iddio ,
Iddio che accolse quel giuramento
Cui nulla mai discioglier può .
Per fato avverso abbandonata 5
AlP onta estrema non io serbata ,
Perdono e amore nelP alma sento ,
E a Carlo innanzi morir saprò.
Des. Oh ! non fìa mai , dolcezza mia ,
Che a nuovi oltraggi offerta sia j
L'angiol non vede il tradimento ;
Ma l' empio intanto compir lo può.
Far. (Se da uno stolto fosti rejetta
Fu mio giudizio, fu mia vendetta ...
Perder mi puoi... ma non pavento ;
Vegliando ascoso te preverrò.)
Coro Oh generosa, alma bennata ,
Solo a celesti pensier' formata:.
Te , come il soie nei firmamento ,
A immensa luce Iddio creò! {squilli di trombe
Tutti Qual rimbombo di squille guerriere ? al di fuori)
SCENA IV.
Amri , e detti,
Amri Fendon V aura le franche bandiere ;
AlP assalto il nimico avvia.
10 ATTO
Des. Longobardi , corriamo a pugnar, (snuda la
spada , e così gli altri)
Erm. Dio, tu leggi nelP anima mia !
Des. (s'arresta come per abbracciare la figlia e la vede
in atto di preghiera)
Per chi puote Ermengarda pregar?
Erm. Prego il ciel perchè un angioi di pace
Si frapponga alle schiere pugnanti,
E sui ferri spezzati ed infranti
Lo stendardo dispieghi d' amor.
Prego il ciel che a quest' alma innocente
Il consorte pietoso risponda;
o quel manto divino m' asconda
Che in dolcezza tramuta il dolor.
Des. Far. e Coro d'uomini.
Noi preghiam perchè vinte - respinte ,
Rovesciate di Francia le genti ,
A ruina siili' orde fuggenti
Ci sospinga tremendo furor.
L'empia turba confusa, travolta
Quai gran monte scoscende , giù piomba.
Abbian tutti nel fango la tomba
Sotto V orme del pie vincitor.
Donne O Signor , da que' petti frementi
L' odio e T ire per sempre disvelli ;
Sulla terra sien tutti fratelli,
Nessun vinto, nessun vincitor! (partono da
un lato Ermeng. e le donne, dall' altro Desiderio co' Duci ec.
Restano Farvaldo e Teudi : il primo di questi segue sdegno-
samente con l'occhio Ermengarda)
SCEKA V.
Farvaldo e detti.
Far.ii Vuoi Carlo riveder?... superba donna,
»»Qual demone son io
"Fra Carlo e te !
Teu. «Che dici ?
Far.h Tutto saper dèi tu. — M' odi — Fanciulla
PRIMO 41
»Io l'adorai, di scherno
«Risposta ebb'io, che in odio atroce, eterno
« Cangiò l'immenso amor ! De' Franchi al rege
» Ella fu sposa ; e allor che sdegni e guerra
«Sorser fra Carlo e Desiderio, io trassi.
«Varcato il monte , messagger segreto
«Nel franco suol. — La vidi
«Spesso fra V ombre , e ... le parlai del padre:
«Un dì che d'Ermengai da
«Ad alta notte dalle stanze uscia,
«Accorto il re del mio venir nascoso ,
«Me credendo rivale,
«Furente nel mio sen vibrò un pugnale:
ti Fui vendicato allor- - Giurai che avea
ii II talamo regal contaminato!. .
«Obbrobrio eterno del consorte al guardo
«Ermengarda bruttò; che d'un morente
«Sacra è la voce, e sulle mie sembianze
ii Allor parea la morte.
Teu.wOIi qual pietà, qual sorte
ii Potè serbarti?
Far. «Della Senna in riva
ii Esanime fui tratto , indi m'accolse
ii E mi sanò la mano
«D' un pio vegliardo.
Teu. «Nè alla sposa il rege
«L'evento palesò?
Far. «Tutto nascose,
«Gilè l'orgoglio e l'onor d'uomo e di prence
«Così volea. Fra le paterne braccia
«Senza far motto ella tornò. Ma puote
«Oggi vederla, il vero
«Conoscer può.
Teu. «Seguirla è d'uopo.
Far. «Ovunque,
«Sempre seguirla.
Teu. «In poter nostro è dessa.
FAR.«Nè sfuggirà. - Paventa, o sciagurata!
«Se punitor dai cielo il fulmin piomba
«Farvaldo coglierà sulla tua tomba. - (partono)
12
ATTO
SCENA. VI.
Luogo remoto vicino alle mura sparso d' antichi edifìzi
in parte rovinati.
All'aprirsi di questa scena odesi un confuso rumore d'armi
e di trombe, come durante un combattimento, indi escono
da diversi lati Duci e Guerrieri.
ALcuNiLe mura abbandonaste ?
Altri Scendemmo di battaglia al suon primiero.
Voi, come il re lasciaste ?
L Furente, impetuoso e cieco al vero.
II. Esser volle ingannato.
I. Il sia.
II. La plebe schiuderà le porte
Al gallico soldato.
I. E noi ?
II. Gediam per ora innanzi al forte.
Tutti Ma nel dì che nulla manchi
All'evento meditato,
Stringerem Lombardi e Franchi
A incontrar l'istesso fato;
Vii stromento a folle orgoglio
li guerrier più non sarà.
Come il braccio avrem la mente ,
Brandirem per noi la spada }
E de' Franchi il re possente,
Varchi l'Alpe, o vinto cada,
Qui per noi s'innalza un soglio
Che giammai non crollerà. (partono)
SCENA VII.
' £>
Eccheggiano suoni di vittoria, fra i quali udrannosi ripetere
le voci — Vittoria ! Vittoria ! — Ai Franchi sia glo-
ria! — indi Farvaldo e Teudi.
Far.ii Già invasero la reggia?
»Oh abbominate, maledette genti!
TEu.wPerchè fremì cos?? non è perduta
PRIMO 15
"Ogni speranza*..
Far. "Spira fuoco e rugge
"Leon die fu costretto
"D'abbandonar la preda.
Teu. ?50do frequente
"Mutar di passi ? (si volge a quullaparte onde venne
"È il vinto, è l'uom fuggente. Urumore)
Far.w Compiuta è dunque un'opra
»Ch' io preparai nascoso?
"Del senno il guardo, che non ha confine,
"Ben altre ancor ne scorge.
Teu. (che stette intorno spiando) "Il re lombardo vieil.
Far. 5?Fra le ruine
»La sorte un loco a meditar ne porge.
SCENA Vili.
Desiderio colle vesti e P armatura in disordine, cosperso di
sangue, seguito da Amri e da pochi soldati.
Des. Oh tradimento inaspettato!...
Son io dal soglio precipitato !..
E il mio nemico trionfa... e ride !
Amri Chi dal tuo fianco non si divide
— Oh fuggi! — esclama.
Des. Fuggire? no.
L'alma del prode, al soglio avvezza,
Sente, cadendo, la sua grandezza.
Di padre amore - nel fermo core
Con santa voce resta ! gridò.
Veggo ah! veggo a Carlo innante
Ei mengarda generosa,
Che tradita , e sempre amante,
Disse pace, e perdonò-,
Mentre iniqua, minacciosa
Una man la discacciò.
Comportar potrei Poltraggio
Al mio nome , al sangue mio?
Nel? onore, e nel coraggio
44 ATTO
Sempre il forte, il re son io!
Si ritolga la fortuna
Quello scettro che mi die.
Già virtù per sempre aduna
Altre glorie intorno a me. {mentre Des.
si è così trattenuto, sonosi raccolti alcuni duci e guer-
rieri a lui fedeli, ai quali si uniscono Far. c Tendi)
SCENA IX.
Farvaldo, Guerrieri Longobardi e detti.
Coro Tu sei grande.
Far. Degno sei
Di regnar sulP orbe intero.
Des. Oh Farvaldo! oh prodi miei!
Fidi siete, ed è pur vero ?
Far. Coro Parla, imponi.
Des. A notte oscura,
Della reggia fra le mura,
Moverem per via segreta
Ermengarda a liberar.
Far. E sia morte a chi ci vieta
Quella misera salvar.
Coro Ne trarrai! dal gran periglio
La fermezza ed il valor.
Des. Poi del re ci accolga il figlio
Che in Verona è forte ancor.
Colà tremendi aspettano,
O Carlo, i tuoi nemici \
Colà poter fulmineo
Avran le spade nitrici.
11 padre, il re degli uomini
Difende un padre, un re.
Far. Teu. Amri e Coro.
Per tradimento orribile
Ci è tolta questa terra;
Bla Paste longobardiche
PRIMO 15
Non fur spezzate in guerra ;
In campo aperto veggasi
11 vincitor qual è. (partono)
SCENA X.
Una stanza del palazzo regio. Adornano le pareti diversi
ritratti, fra i quali quello d'Ermengarda.
Due uffizioli franchi schiudono la porta per la quale
entra Carlo, poi si ritirano.
Carlo.
D'una vittoria, che ¥ altrui viltade
E non il brando a me porgea, si fugga
11 plauso adulator. - Gloria verace
Sol mi conforta e piace,
Che pura e bella sulla mia corona
Una luce immortai diffuse Iddio-
Ma infelice son io... la mente audace
Invan novelle imprese,
Nuovi trionfi immaginò!... Sparia
La dolce meta della vita mia.
Ove fu spento amor nulla più resta.
9i I/uom s'affaccia a un abisso, ed ivi arresta
5? L' alma perduta!.. Oh lunge
55 Gli affannosi pensier'. — Diman qui giunge
55 lldegarde $ riposo e forse amore
?5 Avrà lo Spirto in lei. (volgendosi si avvede del
ritrailo d'Ermengarda)
Che veggo! è quella
D'Ermengarda l'effìgie! ahi, si ridesta
V orror del tradimento ! oh l' infedele
Si asconda agli occhi miei. (pone la man®
sulV elsa come per atterrare quel ritratto)
16
ATTO
SCENA XI.
Ermengarda, e detto.
Erm. Ferma, crudele!
Gar. L'empia!
Erm. No, colei clie t'ama,
Che te solo invoca e brama;
E ti chiede forsennata,
Oh perchè m'hai tu scacciata?
Car. Al tuo cor l'orrenda inchiesta, (per partire)
Erm. Non fuggirmi... resta .. resta.
Car. (dopo un momento d'esitanza)
Degli oscuri, degli abbietti
Il rossor non è palese;
Ma se un empio il rege offese
Lo ravvisa il mondo inter.
Erm. Oh qual lampo da' tuoi detti?
Car. Or sapesti, iniqua, il ver.
Erm. Non t'offesi io no, giammai. (Carlo fa ancora
Resta... parla... eterno Iddio un moto per partire)
Car. (ironico) Tutto è dunque oscuro a te?
Erm. Nulla io SO.
Car. (prorompendo) Noi sai! noi sai!
Ben lo seppi, ben vid' io.,.
Erm. Ma chi mai ?
Car. Farvaldo.
Erm. (a quel nome getta uno strido, e seguendo coi moti della
persona ogni detto di Carlo, si va disponendo a quella, gioja,
cui nel rimanente di questa scena si abbandona).
Car. » Uscia
»Di tue stanze il traditore!
Erm. » Giusto ciel!
Car. nMorì, ma in pria
»I1 delitto confessò.
Erm. 5?Oh contento ! oh Carlo ! oh amore !
»Non son rea, tei giuro... no.
Car, «Alma vii, tu fingi invano.
PRIMO 17
Ehm. «Ma Farvaldo?..
Cab. Questa mano
Lo trafisse...
Erm. E non diè morte.
Car. Che dicesti ! ! (colpito)
Erm. Oh mio consorte,
È Farvaldo in vita ancor. (pausa)
D' oscuro vel ricopresi
La trama iniqua, orrenda ;
Ma quando innanzi al perfido
Tu la mia voce intenda,
Potrai, potrai comprendere
11 traditor qual è. (nel linguaggio dP Ermen-
garda è tale sicurezza, che Carlo ne resta scosso)
Car. (In lei sereno spirito,
In lei securo accento ?
Sia muta aìfm, disperdasi
L' idea del tradimento;
Non più, non più colpevole
Torni Ermengarda a me. )
Erm. Guardami ancor... sorridimi;
È il cor nel ciglio mio.
La man, la mano rendimi
Sposo...
Car. (alla dolcezza con cui Erm. ha proferito le precedenti
parole, quasi involontariamente lascia che gli prenda la mano)
(Sì Vii SOn io !J
Erm. Oh gioja ! oh Carlo ! posami
Qui la tua man sui cor.
Car. No, non poss1 io resistere. (Ermengarda sì t
stretta al seno di lui, che non si oppone; ed infine l'abbraccia)
Erm. Ah tu m' abbracci ancor ! (giunta al colmo
Sì, tu m'abbracci e stringermi della gioja,
Mai non sapesti tanto ! sembra fuori di sè, e
Oh fra r*immenso giubilo delira)
Sempre sarem d' accanto !...
Già suonan P arpe angeliche,
Già son dinanzi a Dio,
13 ATTO
Non è delirio il mio !
Sento che questo è il ciel ì
Gar. Tutto il tesor dischiudimi
De' tuoi pensieri ardenti,
Segua F incanto a porgerti
Dei più soavi accenti;
Chè doloroso, insolito
Tumulto il cor m? assale,
E P angue ancor prevale
Di gelosia crudel. (si toglie da Ermengarda-,
Ersi. »>Oh perchè mai discioglierti ed è in atto di
"Potesti da mie braccia? partire)
Car. ^Ovunque i Franchi a spargere
«Dell' empio sulla traccia
«Io volo.
Ersi. "Oh resta , un palpito
ti W affanno si destò !
«Iddio punisca il perfido*
Gar. »>Ei vive?... ebben l'udrò. (parie)
Ersi. Tu mi leggi nelP alma, o Dio pietoso,
E tu farai che sia
Palese a Carlo P innocenza mia.
SCENA XII.
Desiderio esce cautamente da' ima porta segreta*
Des. Ermengarda.
Ersi. Guai nume, qua! sorte
Al mio fianco propizia ti adduce?
Des. Vien. mi segui: con rischio di morte
Agli affanni te volli sottrar.
Ersi. Fra divina corona di luce
La mia gioja venisti a mirar.
D«s. Gibja !
Erm. Immensa.
Des Vaneggi ? per tutto
Tedi P orme di sangue, di lutto.
E&u. Veggo un nembo dal scile -squarciato*
Carlo veggo**
PRIMO 19
Des. Dall' uomo esecrato
Fuggi, affretta, (prendendola per mano come
Erm. M'ascolta .. non sai per con-
che un crudele noi tutti ingannò! durla seco)
Des. So che al vile strapparti giurai,
Che lo sdegno, che V odio non langue :
Se congiunsi all'iniquo il mio sangue,
Separarlo in eterno saprò.
SCENA. XIII.
Dalla parte ove entrò Des. escono Farvaldo ed altri Longobardi.
Far. o prence, t'affretta.
Erm. (correndo a lui) È desso! quell'empio
Che tutti calpesta, di tutti fa scempio !
Far. Deliri ?
Erm. (afferrandolo) Qui resta! qui resta, Farvaldo.
Des, Coro Trascorron gF istanti.
Erm. Non fuggi, ribaldo.
Des. Or vieni , r impongo.
Far. (liberandosi) Il senno smarrisce.
Erm Oh Carlo, mio sposo! (chiamando)
Far. Il padre tradisce.
Coro Ai Franchi ci svela , a morte ci espone.
Des. L' affetto paterno a un vile pospone*.
Erm. w udite, nV udite.
Des. Te a forza trarrò, (prenden-
dola per mano e non lasciandola)
Erm. La pace qui torna, la gioja primiera. (Erm.
cerca sempre trattenere il padre che vuol condurla seco)
Des.CoroFar.Quì tutto è delitto se Carlo v'impera
Erm. Fermatevi !
Des. Coro Far. È vano.
Erm. Uditemi.
Des. Coro Far. No. (mentre la tra-
scinano e si avviano alla porta, cala il sipario)
FINE DELL'ATTO PRIMO*
ATTO SECONDO
SCENA I RIMA
Spiaggia del Ticino in vicinanza di Pavia; parte della scena
è ingombrata da folti alberi , altra parte lascia vedere la
città. — Spunta il giorno. All' aprirsi della scena si odono
lieti suoni.
«Di quegli abbietti air abborrita gioja ?
ni campi stessi, e del Ticin la sponda
«Ripeteranno il maledetto suono?
»» Oh ! men furente udrei
« Sovra il mio capo il tuono,
«Che punitor de' rei
«Manda ruggito eterno ed infernale.
TEu.uInsana è Y ira, il lamento non vale.
«Ci raggiunsero i Franchi, e invan pugnammo;
«Salva a stento è la vita; ognun t' insegue:
wErmengarda trionfa , e brami ancora?..
Far.« Che inonorata muora,
«O mi segua colei I — Giunta è lìdegarde,
«E qui verrà: de' longobardi duci
«La possanza m'affida a me soggetta:
«Tutto sorride a me... fuor che la donna
wCui volsi la superba alma bollente!...
«Ma piangerà. — Tu ratto
»Fa che si rechi al coronato Franco
«Questo che invan non apprestai, mendace
«Foglio risvegliator de' più gelosi,
« Crudi pensier (gli consegna una pergamena), L' ignoto
wGalle ricalcherò che d'Ermengarda
Farvaldo e Teudi frettolosi.
«La città non basta
ATTO SECONDO 21
«Alle stanze conduce, e ravvivata
«La calunnia sarà.
Teu. "Pensa....
Far. " Pensai...
«Pugnar potrei, noi vo'! — Morte jja! aspetta ,
«Ma sanguinosa insiem con lei vendetta. {Tendi
parte alla volta di Pavia, Farvaldo si asconde fra gli alberi)
SCENA IL
Ildegarde, Guerrieri Svevi, ed alcune Donne
Svevi 11 nome d'Ermengarda
Ovunque risuonò!
Ild. Ma sopportar codarda
La sua rivai non può.
Svevi E fosti a regio imene
Chiamata in questo suol ?
Ild. Lasciai le patrie arene
Per mio rossore e duol.
Svevi Ma pochi incontro al forte
A vendicarti siam.
Ild. Pria che partir, la morte!
Noi soli al vii bastiam.
SCENA III.
Farvaldo e detti.
Far. Sì, tu basti. È tua vendetta
A un poter fatale unita,
Che segreto, ignoto aspetta,
Che persegue e fama e vita ;
Che il trionfo d' Ermengarda,
La sua gioja spegnerà.
Svevi Si palesi.
Ild. a che più tarda?
Far. a te innanzi , o donna , ei sta.
Ild. Chi sei tu ?
Far. Colai che al Franca
Ermengarda un dì rapia >
22 ATTO
Che per sempre dal suo fianco
Separarla ancor potrà.
Ild. Come?
Far. Yanne, ed in Pavia
Coi guerrier secura attendi,
Ed allor la reggia ascendi,
Che un mio fido a te verrà...
Io lo giuro, tu sarai
Lieta appieno, e vendicata.
Ild. Ma s'ei l'ama?...
Far. Tu potrai
Sull'amante, e sull'amata
Sciorre il freno a' sdegni tuoi.
Pochi siete, ma con voi
È Farvaldo.
Ild. Ed io pur sono
Che P amai , che V amo ancor ;
Ma , tradita , non perdono :
Più che d'uomo ho il braccio e il cor.
Tutti Come a folgore tremenda
Campo il cielo * il mondo è segno,
Sul maggior dei re discenda
L'invincibile sdegno:
Come il fuoco del vulcano
Copre Timo ed il maggior,
Tutti colga la mano,
Tutti sperda il g° furor. (partQno)
SCENA IV.
Stanza ecc. come alla scena X dell'atto primo.
Ermengarda in abito regale , circondala da alcune donzelle:
che le indossano un manto , e le impongono una corona»
Coro Se nobii corona sul capo ti splende ,
Di luce più viva la gemma si accende;
SECONDO 23
Se cingoli tue chiome il giglio , la rosa
Divien più leggiadro il fior che vi posa.
Oh ben sulle genti regnare tu dèi ,
Perchè la regina deir alme tu sei.
Erm. Ah ! prima che al trono , creata all' amore*,
Non bramo., non spero che il regno di un core.
Coro wV aurora degli anni soave, ridente,
nij primo d'amore pensiero innocente,
"Il raggio di sera , i doni d1 aprile
"Son tutte dolcezze a un'alma geritile ;
»E tutte le accogli , ma niuna somiglia
»L' incanto celeste che vien da tue ciglia.
Erm. «In fronte mi splende un solo pensiero,
"Chè solo d'un' alma mi basta l'impero.
Coro «Oh ben sulle genti regnare tu dei,
«Perchè la regina dell' alme tu sei.
Erm. wAh ! prima che al trono, creata all'amore,
«Non bramo, non spero che il regno d'un core.
Care donzelle sì festose e liete ,
Ai consesso regal me precedete, {le donz. partono)
SCENA V.
Ermengarda sola,
Erm. «Perchè nel giorno della gloria mia,
«Quando per me con ìmmortal sorriso
«Comincia il paradiso - un nuovo, arcano
« Sgomento il cor mi preme,
«E involontaria, e mesta
«Dallo spirto s' innalza una preghiera ?
SCENA yt
Entra dalla porta segreta Farvaldo , avvolto in un mantello,
tosto lo getta e guardasi attorno con somma cautela.
Erm. «Ma la preghiera istessa
«Proferir non poss' io...
«Oh! vile, insano è il mio terror... (Farvaldo
chiude a chiave la porta per la quale è entrato: Erm. a quel
Gran Dio? ! rumore si volge)
24 ATTO
Far. A te innanzi or vedi, o donna,
V uom rejetto , abbominato ;
Oh! perchè di te s'indonna
Invincibile tremer?
Erm. È sorpresa , o scellerato ,
È ribrezzo, e non terror.
Quelle porte ancor dischiudi ,
O mie grida...
Far. invan f jilludi.
D' ogni gente in questo tetto
10 son l'arbitro, il signor.
Erm. Tu!
Far. Sì. — Bada... se un sol detto
Or ti sfugge a5 danni miei,
Tu cagion di morte sei
Al consorte, al genitor.
A un mio cenno son trafitti !
Erm. 11 tuo labbro è menzogne!*...
Ma... favelli di delitti ?
Oh !.. perdona , è vero , è ver.
(voci /o/z.)Ermengarda ! ( Farv. V afferra )
Erm. Oh fiera ambascia !
(vocipìùvic )Ermengarda.
Erm. Ah tu ini lascia.
Far. Fremi invan : mia volta è questa ;
Or t' impongo , e grido — resta ! —
11 tuo fato è in poter mio;
Tu sei meco , ed in eterno. ( sempre più
stringendola, mcntr'ella fa inutili sforzi per liberarsi)
Erm. Lunge, o vii, da te son io
Come il cielo dall' averno
(voei viciniss.)0\' è dessa ?
Erm. Oh Dio, pietà! A
Da te sol, da te l' imploro ,
Che quest' empio cor non ha.
Far. Me tu segui! (vorrebbe trascinarla, ella cade
Erm. Ah pria d' affanno in ginocchio)
Qui prostesa io manco, io moro !
(voci) Chiuso è l'uscio.
Far. Te vedranno
SECONDO 28
Se non cedi , accanto a me.
(voce di Carlo) Oli Si atterri. ( ode si tosto forte rumore , il
Erm. Oli mio consorte', quale segue)
Far. Quel romor tua voce asconde ,
Sol Farvaldo a te risponde l
Vieni alfln...
Erm. Che tardi, o morte ?
Far. Fuggi, meco, o Carlo istesso
Del rivai ti scorge al piè.
L' uscio cade ... sorgi adesso ! (mentre
viene dischiusa la porta , Ermengarda smarrita, convulsa ,
vorrebbe correre ai sopravvegnentì ; ma vacilla , vien meno ,
e cadrebbe, se Farvaldo non la sostenesse, fingendo il do*
lore e il dispetto aV uomo sorpreso nel punto di fuggire )
SCENA VII.
Carlo e Desiderio seguiti da Guardie ; si arrestano sulla
soglia esterrefatti.
Car. Ciel!
Des. Che veggo !
Car. Fra le braccia
V empia ancor del traditore ?
Far. ( io trionfo !)
Car* Guai m' agghiaccia
Improvviso , ignoto orrore ?
Des. Non è ver... de' sensi miei
È un inganno, un crudo errori
Car. Nè a piombar sul vii , su lei
Mi sospinge il mio furor ? (Erm. si riscuote,
e volgendosi a Farvaldo , si toglie ad esso inorridita )
Erm. Ah si fugga...
Des. Car. Iniqua ! arresta.
Erm. Padre... sposo—
Car.( con tutta l'amarezza e l'ironia ) È manifesta ,
Qual bramavi , al mondo intero
L' innocenza del tuo cor 1
Erm. L' empio è quegli, il menzognero, (add. Far.)
Far. Che dicesti !
26 ATTO
Des. Oh mio rossor l
Erm. Carlo.
Car. Vanne , orror mi fai.
Erm. (aDes.) Tu, m'ascolta
Des. No... più mai.
Erm. L'universo m'abbandona.
Des. Empia , il merli !
Erm. M' Odi !
Des. No.
Car. Infecleì ! la mìa corona
Disonori un' altra volta?
Nella polve sia sepolta
Se il tuo capo Circondò. ( le strappa la corona
e la calpesta ; Erm. è al sommo della disperazione )
Erm. Crudeli... col serto atterrami,
Calpesta insiem mia fronte ;
Men crudo il sangue spargere
Che sopportar queir onte !
Di pochi istanti, o barbaro,
Affretta il mio morir...
Hai scritta , eterno giudice ,
La mia discolpa in cielo ,
Ma qui pur dèi rimovere
Air innocenza il velo...
Deliro!... o Dio, perdonami,
Pon fine al mio soffrir.
Car. Per farti ancor più misera
Tuo grido in ciel risuona 9
Che a vii, mentita lagrima
Non cangia Iddio, ma tuonai
E più tremendo vindice
Raddoppia il tuo martir...
Hè il reo tuo sangue, o perfida,
Farà mie mani impure ;
Che pur potria quel sangue
Contaminar la scure...
Eterno è a te supplizio
Soffrire, e non morir !
Des. La mente mia confondere
Far muto il guardo al sole >
SECONDO 27:
O il ciel dovca nascondermi .
L* obbrobrio di mia prole,
E allor che fu colpevole
A lei la tomba aprir.
Far. (S' ei ti condanna a vivere
Avrai dal cìuol tu morte,
Avrai d'atroce infamia
Ugual con me la sorte,
Che il nome mio ne' secoli
Deve al tuo nome unir).
SCENA Vili.
Conti., Guerrieri Franchi e Longobardi , fra i quali Amri e
Donne , indi Ildegarde seguila da alcuni Svevi.
Fran. a Da' Svevi suoi seguita
Carlo Yenne Ildegarde a te.
Far. (è r opra mia compita )
Ild. Gloria de' Franchi al re. {entrando)
Car. Ben tu giungesti... {correndo ad incontrarla)
Erm. Oh duolo !
Des. (Che far potrà ?)
Car. Tu sei
La mia speranza, il solo
Conforto a' giorni miei.
ltx>. E fra dolcezza e pace
Compagna tua sarò.
Erm. {cercando porsi fra Ild. e Carlo)
lavan lo speri. .
Ild. Audace !
Erm. Dividervi saprò
Ild. Chi è dessa?
Car. Iniqua, Scostati. {respingendola)
Erm. Pietà !
Car. Chi sia dirò.
Costei fu a me consorte.
Erm. Oh crudo !
Car. infida è dessa...
Coro Morte all'indegna, morte!
0 ATTO
Far. (Soiè (tigO)
Des. Orror !
£rm. Deht cessa,
O uccidimi spietato.
Coro Tremendo istante è questo !
Car. lì nodo sciagurato
Glie a lei m' unia calpesto :
Maledicendo infrango
II giuramento mio;
Or Io cancelli iddio !
Erm. e in \ita ancor rimango ?
Des. inulta non Sarà, (pone mano alla spada coma
per avventarsi a Carlo, ma tosto si trattiene, e guarda
Ali dCSSa è rea ! con orrore Ermeng.)
Car. Coro Difenderla
NulP UOm quaggiù potrà I (succede un mo-
mento di silenzio. Ermengarda è al colmo dell' angoscia ; si
accosta a Carlo. Gli sguardi di tutti sono a lei rivolti)
Erm. Tu. spergiuro, il nodo Mi sciolto,
Che dovea perir con noi :
La tua mano, il cor, m'hai tolto,
Cìie ad un'altra offrir tu vuoi !...
Ti perdono... allor che il vero
Parlerà nel tuo pensiero,
Questa vittima d'amore
Sulla terra non sarà %
Per la pace del tuo core
Fra i beati pregherà.
Des. Cui. (Quel dolor spiegar non posso
Che incatena i sensi miei t
Ah! favella ancor per lei
Un pensiero di pietà).
Far. i Da terror son io percosso !
£ rimorso che in me parla?
10 P amai... potrei salvarla...
No. — iti offese... perirà).
Ild. (Tardo, vano è il pentimento
Se regnar potrò su lei-
Ma crucici sui giorni miei
11 rimorso regnerà S)
SECONDO 23
Amr.CoroAIi si desta a queir accento
Ogni moto di pietà !
Car. Or che gemo ?... il reo suo complice, (scuoten-
Tratto al cercere più orrendo, dosi)
Abbia morte sul patibolo, (addita Farvaldo;
alcuni soldati lo circondano, e lo disarmano)
Far. L' ora estrema fermo attendo.
Car. Fra le mura di Pavia
Suon festevole si desti ,
Ch'io l'impongo: ed oggi fìa
Ildegarde unita a me.
Erm. Oggi!... e ancor non m'uccidesti ?
Car. Til ! rimorso e infamia a te.
Car. e Coro di Franchi (prorompendo impetuosamente)
Un turbin d'averno per tutto il creato
L' abbietto diffonda tuo nome esecrato ;
Non prece, non grido quel turbine arresti,
Ovunque t' appresti — obbrobrio, squallor.
Ehm. è fiamma d'averno la luce ch'io scerno.1
Abisso d' orrori è fatta la terra...
Son demoni ovunque che al giusto fan guerra,
Che lascian la vita e tolgon P onori
Far. (La trista già copre pallore di morte 5
Nuli' altro più bramo, compita è mia sorte ;
Il vero que' stolti giammai non sapranno,
Non ebbe V inganno — trionfo maggior !)
Ild. (D'affanno, d'orgoglio crudele vicenda
La pace mi toglie, m' opprime tremenda...
La vittima intanto non trova soccorso-
Atroce rimorso... mi piomba sul cor!...)
Des. L'eccesso de' mali a farmi presente,
Avanzo crudele, mi resta la mente :
Mi restano al pianto il ciglio ed il core...
Ah sol di mia stirpe è tolto l'onori
Amri e Donne
A quella gemente soccorri, 0 Signore,
Mirando la pena, perdona l'error.
FINE DELL' ATTO SECONDO
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Gran sala ecc. come alla I.a scena dell'atto 1°
Franchi e Desiderio incatenato.
Coro Supplice il labbro, la fronte umile;
Te scorger deve la turba ostile ,
Grave di ceppi come i più rei
Chiedere a Carlo mercè tu dèi ;
Chè già percosso, caduto in guerra,
Altro che morte ti attende in terra, (i Fran-
chi circondano Desiderio e mentre stanno per
trascinarlo entra Carlo)
SCENA IL
Carlo e detti.
Car. Che veggo ! e voi pur siete
I generosi Franchi?
Voi, che d' oltraggi ardite
La canizie colmar ?... Dai ferri il Prence
DiSCioltO venga. (t Fran. eseguis. e dietro un cenno di
Des. O nobil core, un premio Car.partono)
A te riserba il ciel. - Forse Ermengarda
Colpevole non è.
Car. Stolto ! che dici ?
Des. Nube d' error ne aggrava. Or deh sospendi,
Sospendi il rito che per te si appresta.
Car. Corro all'aitar ...
Des. (trattenendolo con forza) Ti arresta.
Car. 0 tu, chi sei, che favellarmi ardisci
Come in atto d' impero ?
II tuo signor son io ,
Dei regi il rege ed il campion di Dio.-
ATTO TERZO 31
Des. Osa vantarsi di Dio campione (come prorompendo)
V uom che a sue brame Iddio pospone ?
uom che, vivente una consorte ,
Puote ad un' altra la mano offrir !...
Attendi almeno che tronchi morte
Deir infelice ogni martir.
Car. Che vai se un'urna non anco asconde
Abbiette ceneri invereconde ?
La tua progenie spenta all'onore
Non ha più vita pria di morir.
Ben mi compensa un altro amore
Di mia vergogna, del mio soffrir.
Des. 11 sacro nodo infranto brami ;
Ambizioso desir ti mosse.
Car. Veglio, tu menti .f
Des. Ah no, non ami!
Sui Longobardi tu vuoi regnar.
Car. Menti I
Des. Se amore in te pur fosse
Non sorgerebbe novello aitar, (dopo breve pau sa
Car. Des.
SulP Europa io già spandea Tu non cerchi tu non brami ,
La mia luce, il poter mio ; Che innocente si discopra ;
Ermengarda allor spegnea a scior seco i tuoi legami
Quella forza e quel desio \ Arte vii da te si adopra ;
E del figlio degli eroi Voiuttade non amore
Quasi il genio incatenò. A te sempre favellò.
Dim turni , dimmi se puoi , Il mio guardo scrutatore
Che il consorte non V amò. Nel tuo core - penetrò. -
Car. (ponendo la mano sull' elsa poi la ritrae)
Se non fossi inerme e vinto 5
Traditor, cadresti estinto!
Des, Perchè il rito non sospendi ?
Perchè il vero non attendi?
Car. D' Ermengarda il turpe eccesso
a te insiem non vidi io stesso !
Des. D' Ildegarde non vedesti
Il pallore, il torvo aspetto.
Car. Della sposa che mi desti
Sol conobbi il core abbietto.
52
ATTO
Des. E tu VUOi ?
Car, Dinanzi air ara
La mia mano ad altra offrir.
Des. Vanne dunque e ti prepara
Più funesto V avvenir.
Des. Car.
Avrai nell'empio talamo 1/ eterno allór de' Cesari
Sempre il rimorso a lato, Circonderà mia chioma;
0 scioglierà la folgore I dì più lieti e nobili,
Il nodo scellerato. Ravviverò di Roma ;
E non sarai de' popoli Di tenebrosi secoli
Per sempre il vincitore: Già le barbarie infrango,
Ma il braccio del Signore E come un Sol rimango
Su te discenderà. Fra questa e queir età
(partono)
SCENA HI.
Gotica facciata di un tempio: scorgesi Finterno illuminato. Il
restante della scena è occupato da edifizii sui quali splende
la luna.
Ermengarda coi capelli sciolti sulle spalle, e con ogni
esterno indizio del più intenso affanno e del più profondo
abbattimento.
Ove mi trae l'immenso
E disperato affanno mio ? chi regge ,
Chi di breve sovvien pietosa aita
Le membra infrante e la mia stanca vita?...
»i Ognun m' abbandonò!... Clemente Iddio ,
«Forse perchè più ratta
ulo m'involi al dolor, Phai tu voluto!...
0 degli afflitti padre ,
Al tuo celeste dal terreno albergo
Io salirò pregando;
E questo de* miei dì misero avanzo
Fia sacro a te, che sì benigno il guardi;
Fia sacro ancor se l'innocenza mia
Conosca il mondo, e Carlo a se richiami
V infelice consorte.
5?Oh non avessi degli aitar' la pace
''Abbandonato mai !... Terrena forza
5?Or più non v'ha che trascinar mi possa
»Fra le tempeste dell'umana vita.
TERZO 33
«Secura or sono. Iddio soltanto, Iddio
55Non l'uomo, accolse ^giuramento mio. (entra
nel tempio)
SCENA IV.
Con accompagnamento di lieti suoni escono Conti ed altri
Cortigiani di Carlo, Svevi, donzelle attinenti ad Ildegarde*
e soldati. Alcuni di questi ultimi portano faci.
Coro Un eco nel cielo ottengano i voti ,
Le fervide preci de' Franchi devoti \
Queir ore che appresta a Carlo V imene
Sien placide tutte , sien tutte serene -,
Feconda radice il nodo gentile
Sarà di progenie al padre simile,
E ognor delle genti fia pago il desio,
Chè avranno nel regc i' imagin di Dio.
SLENA V.
Carlo porgendo la mano ad Ildegarde , e precedendo altri
Cortigiani entra nel tempio ove il Coro e gli altri lo seguono.
Si odono per breve momento alcune armonie religiose, indi
SCENA VI.
Desiderio ed Amri , che trascinano Teudi.
Des. Oh scellerato , o vile
A che tardasti ? del crudel Farvaldo ,
Cui ben troncò la scure il capo infame,
Chè non svelasti in pria le colpe orrende ?
Teu. Tardo il rimorso...
Des, a Carlo andiam
(pdonsi dal tempio acutissimi stridi e romore) Quai grida!
(voci dal tempio)LsL traditrice, Tinfedel si uccida!
SCENA VII.
Ermengarda esce al colmo della disperazione, e come forsennata.
Erm. Presso a giurar il vidi io pur !...
Des, Mia figlia !
U ATTO
Erm. Oh! padre, padre tu m'accogli! {corre fra le
braccia di lui)
SCENA Vili.
Franchi escono dal tempio.
Fran. Innanzi
Al nume tstesso ardisti
Turbar la pace del monarca ? morte
Iniqua, a te . (stanno per avventarsi, Des. li trattiene)
Des. Dessa è innocente.
Frai*. Invano
Un re caduto, un prigioniero, un padre,
Si fa scudo a colei.
Des. Deli ! m' ascoltate !
Fran. (stanno per scagliarsi sopra Emù Desid. li trattiene)
Si uccida.
Erm. Lascia, o padre mio.
SCENA ULTIMA.
Carlo, Ildegarde e tutto il seguito.
Car. (dalla soglia della chiesa) Fermate, (si avanza,
Des. O tu, che fede a un Prence gli altri lo seguono)
Negar potesti , la superba fronte
Piega una volta, e credi all' uom che tutta (ad-
L'infinita dirà congerie atroce ditando Tendi)
Di nefandi, inauditi
Misfatti di Farvaldo, al foglio credi
Che l'empio duce istesso air ora estrema
Di Sua mano vergò, (gli consegna una pergamena)
Car. Che intendo !
Des. Mira {addii. Ilde,
Lei, che d'orror compresa, a te disvela
Con quale orribil trama
D' Ermengarda la fama
Contaminò !
Car. No, non è ver', mia sposa,
La calunnia smentisci.-.
Tu tremi?... impallidisci? (Ud. si getta a9 suoi piedi)
A terra cadi*..
ìuk Di Farvaldo io fai
TERZO 35
Complice.
Erm. è Segui, (che già comincia a mostrare somma gioja)
Ild. Amor di te, dei soglio
Mi trascinò. L' orgoglio
Parea maggior del mio rimorso : ed ora
Questo a quello prevale, e il ver disvela.
Car. Che fecil ahi lasso !
(Erm» che con ansia crescente è andata seguendo tutto il pre-
cedente dialogo, giunta ora all'estremo del contento si pone
nel mezzo della scena , e solleva le braccia come per rin-
graziare Iddio, mostrando non poterlo fare a parole, e dice,
In cor mi vedi, o cielo !
(si getta poscia fra le braccia di Carlo, e dopo brevie pausa)
Nel soggiorno de' beati (con tutto P entusiasmo)
Qual fla premio ailnostò affanni jj
Se il tormento - di mo\V anni
Un momento - cancellò ?
Gu altri A compenso, a gioja eterna
Degli oppressi sventurati ,
Perchè P uomo il ver discerna
Sempre il Nume favellò.
Car. «cZErm. Fra la gloria della terra ,
Fra T ebbrezza dell'amore,
Della cruda, ingiusta guerra
Abbia alfin riposo il core.
Erm. A colui che resse in vita
La rejetta, la tradita
Sacri sono i giorni miei.
Car. Folle voto!... io noi consento.
Erm. Cessa, o Carlo, un giuramento
AlPEterno mi donò ! (con fermezza)
Obbedir, piegar tu dèi
A quel Dio che mi serbò. (pausa)
(a Carlo Su. questo veglio misero (indicando Desid.)
conimmen- Che fu possente invano,
sa dolcezza) Sui Longobardi popoli,
Sul mio fratel lontano,
Tutto P amor diffondasi
Glie vuoi serbato a me*
36 ATTO TERZO
I miei niartir dimentico ,
POSSO abbracciar costei. (abbrac. Iidegarde)
Compio il più grande, r ultimo
De' sacrifizii miei
Senza tremar togliendomi,
Diletto sposo, a te !
Car. Se il tuo celeste spirito
Solo affisa in Dio,
Vieni, Ermengarda, a compiere
Dal soglio il tuo desìo;
Dammi eh' io possa renderti
Quel che rapiva a te.
Des. Cangiar potenza e gloria
Coi ceppi e coir esiglio,
E senza pianto chiudere
Poss' io lo stanco ciglio,
Chè santo ed ineffabile
Compenso il ciel mi die.
Ild. Oh la parola angelica
Dell'alma tua serena
A lei che fu colpevole
Non è perdono, è pena,
Chè il mio rimorso a crescere
Suona tremenda in me.
Teu.Amri Vanne, divino spirito
c Coro Chiuso in terrestre velo;
Vanne, V ascondi agli uomini
Se ti richiama il cielo :
A noi sospiri e lagrime,
Eterna gloria a te.
(Erm* ascende rapidamente la gradinata del tempio, indi si
Eum. V'abbandono. Quest'addio arresta sul la soglia)
È l'estremo che vi do.
Gn altri Deh! rammenta, angiol di Dio,
Chi t' offese, e chi t' amò.
VX!
il